La cromoterapia – Colori nel buio
Tempo di lettura : 2 minutiLa cromoterapia di cui parleremo oggi non si limita all’esperienza delle lucine colorate nella cabina doccia. Mi dispiace smorzare facili entusiasmi, ma la pratica della visualizzazione dei colori richiede ben più di una rapida doccia luminosa. È un argomento complesso, che merita attenzione e approfondimento. Luscher insegna.
Chi era Max Lüscher? Il dottor Lüscher è stato un rinomato psicologo svizzero, noto per aver sviluppato il celebre Test dei Colori, che porta il suo nome. Dopo anni di studi e ricerche, ha ideato un sistema psicologico basato sulla preferenza dei colori, attribuendo a ciascun colore un significato specifico. E così il test è diventato il “Test di Lüscher”, legando per sempre il suo nome a una metodologia che ha attraversato decenni.
Tornando al test, esso si basa sulla scelta e sull’ordine di gradimento di otto colori tarati: grigio, blu, verde, rosso, giallo, viola, marrone e nero. A ciascuno di questi colori, Lüscher ha associato un significato simbolico preciso:
- Grigio: neutralità e mediazione
- Blu: accoglienza e introspezione
- Verde: accertamento dei fatti
- Rosso: reazione ed energia
- Giallo: forza comunicativa
- Viola: sensibilità
- Marrone: stabilità
- Nero: rifiuto e indipendenza
Secondo Lüscher, il test permette di osservare le pulsioni inconsce del soggetto e di lavorare su di esse, puntando a un equilibrio psicologico. L’enfasi è posta sull’ideoplasia: una reazione inconscia che può influenzare il nostro Io anche senza la nostra consapevolezza. Jung stesso considerava i colori come una forza archetipica capace di influenzare la mente umana, emergendo nei sogni e retroagendo sulla vita reale.

Non essendo psicologo, non mi avventurerò in spiegazioni tecniche, ma voglio condividere come personalmente utilizzo la visualizzazione dei colori abbinandola al training autogeno. Prima di iniziare, scelgo un colore che rispecchia il mio stato d’animo: spesso opto per il blu, ma talvolta mi affido al giallo o al rosso. Visualizzo quel colore per alcuni minuti, lasciandomi immergere nella sua energia. Poi passo al protocollo di training autogeno superiore, concentrandomi sull’osservazione del mio Io, senza lasciarmi influenzare da pensieri esterni o da altre persone.
Per favorire l’entrata in commutazione autogena, immagino una goccia d’acqua che scivola lungo un piano inclinato e cade nel vuoto. Quando percepisco un calore nel plesso solare, so di essere vicino a uno stato di rilassamento profondo. Rimango in questo stato per circa 15 minuti, cercando di mantenere la concentrazione in un ambiente tranquillo (compatibilmente con eventuali interruzioni domestiche). Il risveglio avviene con un segnale convenzionale che ho stabilito.
Dopo il risveglio, procedo con una breve riflessione su ciò che ho visualizzato. Non aspettatevi miracoli: non ci si sveglia con poteri magici o con un conto in banca più ricco. La pratica richiede costanza, e spesso i risultati sono sottili e graduali. Continuo questo esercizio per giorni, fino a quando non percepisco una maggiore chiarezza o comprensione di me stesso.
Provateci anche voi ovviamente dopo esservi documentati.
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